Storia della Chiesa di San Giovanni Bosco e San Gaetano

La chiesa di San Giovanni Bosco e San Gaetano, comunemente chiamata "chiesa di San Gaetano", è un edificio religioso cattolico del quartiere genovese di Sampierdarena. La sua comunità parrocchiale fa parte del vicariato di Sampierdarena dell'arcidiocesi di Genova.

Situata in via Carlo Rolando, nella zona occidentale di Sampierdarena, dà il nome all'"unità urbanistica" San Gaetano del Municipio II Centro Ovest del comune di Genova. L'attuale edificio è stato costruito negli anni cinquanta del Novecento sui resti della chiesa originaria, risalente alla fine del XVI secolo, completamente distrutta da un bombardamento durante la seconda guerra mondiale..

La chiesa originaria

La chiesa e l'annesso convento erano stati costruiti nel 1597 grazie ad un lascito del marchese Giovanni Battista Di Negro, che aveva disposto, nel suo testamento redatto nel 1572, il finanziamento della costruzione di una chiesa da intitolare a San Giovanni Decollato. La chiesa venne essere eretta dagli eredi del Di Negro solo a partire dal 1595 e completata nel 1597, su un terreno in località Palmetta, acquistato allo scopo, a poca distanza dalla parrocchiale di S. Martino. Il complesso venne affidato ai teatini e dopo la canonizzazione del loro fondatore San Gaetano, nel 1675, venne popolarmente chiamata con il suo nome; i teatini vi rimasero fino alla soppressione del 1798, quando il complesso, requisito dalle autorità civili e spogliato di tutte le opere d'arte, divenne una caserma.

Nel 1640 i Di Negro fecero costruire cinque altari; durante la terribile epidemia di peste del 1656-1657 il convento fu trasformato in lazzaretto e molte vittime del contagio furono sepolte nelle vicinanze della chiesa. Il contagio falcidiò anche i religiosi, che alcuni anni più tardi presidiavano la chiesa con un solo sacerdote, invece dei quattro prescritti dalle clausole del lascito. Come ricordato dal padre Antero Maria Micone, in quel frangente gli abitanti della parrocchia di S. Martino da seimila furono ridotti a mille.

Nell'ultimo decennio del Settecento la chiesa avrebbe dovuto assumere il ruolo parrocchiale in luogo della vicina pieve di S. Martino, che versava in stato di degrado, ma con la discesa in Italia di Napoleone ed il conseguente avvento della Repubblica Ligure filo-francese, nel 1797 vennero allontanati i teatini[5] ed il complesso fu confiscato dal governo, mentre il titolo parrocchiale passò alla chiesa di Santa Maria della Cella. Il complesso fu utilizzato negli anni della dominazione francese come caserma e deposito di munizioni, e tale rimase anche dopo il passaggio dell'ex Repubblica Ligure al Regno di Sardegna (1815).

Nel 1829 il governo sabaudo cedette il convento ai canonici lateranensi, ma durante l'epidemia di colera del 1835 fu nuovamente utilizzato come lazzaretto, ampliando anche l'adiacente cimitero, rimasto di proprietà comunale. Nel 1843 i canonici lateranensi rivendettero il complesso a Ferdinando de Effivaller-Centurione, erede degli antichi proprietari Di Negro; la chiesa, sommariamente ristrutturata, venne riaperta al culto ed affidata ad un sacerdote dei canonici lateranensi, ma per mancanza di mezzi andò nuovamente incontro ad una situazione di degrado, peggiorato da nuove imposizioni da parte del governo (una temporanea requisizione come alloggio per le truppe di Napoleone III nel 1859 ed ancora una volta come lazzaretto durante l'epidemia di colera del 1866).

L'istituto Don Bosco

Infine, dopo anni di degrado, nel 1872 chiesa e convento vennero acquistati da Giovanni Bosco, e nel novembre dello stesso anno la congregazione salesiana diede inizio alla sua opera di assistenza. Negli anni successivi costruirono l'oratorio, la scuola professionale e il ginnasio.

Nasceva così il secondo istituto salesiano in Italia, dopo quello di Valdocco, a Torino. Alcuni collaboratori del sacerdote piemontese erano già presenti a Genova dall'anno precedente, con una scuola professionale ospitata in una villa a Marassi, ma il loro desiderio era quello di avere una sede più grande e meno decentrata. La scelta cadde su Sampierdarena, che stava vivendo un periodo di forte sviluppo demografico legato all'imponente crescita industriale. Don Bosco per interessamento dell'arcivescovo Salvatore Magnasco e con il finanziamento di alcuni benefattori, tra i quali lo stesso arcivescovo, poté acquistare il complesso di San Gaetano, ormai ridotto quasi ad un rudere. L'atto di vendita fu firmato nel dicembre 1874 e l'anno successivo sotto la direzione di Maurizio Dufour ebbero inizio i lavori di manutenzione più urgenti. Convinto che l'istruzione professionale dei giovani delle classi più povere fosse fondamentale per il miglioramento della loro condizione sociale e lavorativa, don Bosco aprì, oltre all'oratorio, una scuola professionale per la formazione delle figure operaie maggiormente richieste in quel tempo (calzolai, falegnami, meccanici, sarti, tipografi, stampatori e legatori).

L'erezione in Parrocchia

Nel 1884 l'arcivescovo Magnasco eresse la chiesa in parrocchia, con il titolo di "Decollazione di S. Giovanni Battista e S. Gaetano", affidandola agli stessi salesiani.

Nel 1885 fu costruito il campanile. Corredato da un concerto di cinque campane, fu inaugurato l'anno dopo alla presenza di don Bosco; alto 51 m fu a lungo la costruzione più alta di Genova. Il completo restauro della chiesa venne eseguito solo nel 1897 con il rifacimento della facciata, in stile neoclassico, realizzata su disegno di Giuseppe Massardo con la supervisione del Dufour. La chiesa aveva allora tre navate con nove altari arricchiti da opere di artisti di quell'epoca. Altri lavori di ristrutturazione dell'interno vennero eseguiti tra il 1923 e il 1929 e in quel tempo fu arricchita di opere d'arte di artisti contemporanei.


La chiesa venne completamente distrutta da un bombardamento aereo il 30 ottobre 1943 quando fu colpita da tre bombe a distanza ravvicinata (quasi tutto, strutture murarie, arredi e opere d'arte, andò perso, si salvò solo il campanile). La ricostruzione prese avvio nel 1952, su progetto di Pietro Stura, e la chiesa completata venne consacrata dal cardinale Giuseppe Siri il 2 aprile 1955, con la nuova intitolazione a "S. Giovanni Bosco e S. Gaetano" (il fondatore dei salesiani era stato canonizzato da papa Pio XI nel 1934).